UTOPIAN PAVILION

Utopian Pavilion is the national pavilion of the State of Being.

The Utopian Pavilion is born in response to the royal ruling to promote a regal vision and ideal and humanistic values that Utopia represents in this period of uncertainty, crisis and disorder.

Thomas More imagines a place that does not exist, where one can create and constitute a humanistic community in radical contradiction to the existing state. This non-place is even more necessary on the Planet today, maybe the most concrete response in these interesting times of a globalized, commodify humanity, where man has lost his role in the world and relation to nature, which runs stunned by his Ego towards the collective abyss of Dystopia.

The Utopian Pavilion wants to function, during the 58th International Exhibition of Art, the Biennale of Venice, as a non-place for meeting, a sort of call for the arts, to the community of artists, scientists, philosophers, exiles of an ideal homeland that feel the need to dream and create a new world.

The representation of Utopia in its infinite ethical-aesthetic and philosophical-political facets, and the attempt by artists to capture it and intuit it in their various researches, will be the connection that links together the numerous invitations to participate in this project, not just an exhibition.

The Utopian Pavilion is created in the belief that dialogue and culture, here among the different interdisciplinary experiences, will give life to a movement of thought and to a road that will develop into artistic and social projects that could contribute concretely to change the cultural and economic paradoxes on our planet.

Only by searching the impossible, man will find the possible” – M. Bakunin

UTOPIAN CARILLON

L’installazione visiva “Ambaradan” viene accompagnata dalla composizione sonora “Utopian Carillon” che unisce alcune tra le più famose melodie classiche, popolari, filastrocche e motivetti. Nasce così una tessitura melodica dentro cui i motivi riconoscibili si confondono e dove le note si trovano complici di trame narrative nuove. Trame sonore in cui il respiro si determina di momento in momento ed in cui il riverbero antico dei carillon evoca un luogo sognato utopico.

 

Andrea Guastavino, acqua e fuoco.

Andrea tramuta l’acqua della laguna in vino.
Il più candido e insieme il più festoso tra i miracoli, compiuti da un Gesù ancora bambino viene, in un certo senso, preso a modello da un artista che ha sempre avuto la forza di scavalcare il cadavere dell’ovvietà, riuscendo a compiere gesti spiazzanti, che in molti casi sono riusciti a vivere di una luce propria.
Solo per citare due esempi: Andrea è divenuto ormai un artista della fotografia senza possedere alcuna macchina fotografica, così come ha aperto una galleria, nel centro di Firenze, senza spargimento di denaro. Anche per questa sua natura eversiva Guastavino è andato incontro al tema dell’Utopia.
Lo ha fatto inventandosi un Padiglione Utopico nella città della Biennale, una rassegna che venne concepita, sin dalla sua prima edizione, come ideale villaggio olimpico dell’arte, pensato per ospitare le ambasciatori culturali delle principali nazioni del Mondo. Malgrado questo visionario proposito ecumenico la Biennale Internazionale dell’Arte ha mancato, fino ad ora, di immaginare uno spazio dedicato agli apolidi e a chi intende l’arte quale pratica filosofica anarchica, priva di patria e di governo.
Utopian Pavilion è minuscolo, ha quasi le stesse dimensioni del pensiero, essendo un atto simbolico, un lume di candela acceso sott’acqua, proprio come nel gergo romagnolo ‘fa e foug sota l’aqua’si definisce chi, attraverso la propria volontà, riesce a realizzare l’impossibile. Anche le opere di Andrea Guastavino tentano il fissaggio del sogno. Sono immagini amniotiche e la storia vi è immersa in un liquido opaco, dal contrasto ovattato e viscido. Come nel film di Resnais L’anno scorso a Marienbad, il protagonista è fuori campo e ripercorre quel che vede, la sua voce è esterna e anche in queste fotografie il ricordo lascia sempre incompiuto qualcosa.
Ci sono grandi equivoci che aleggiano sulla storia della fotografia, proiettando ombre che ne alterano lettura e analisi. Forse il malinteso più grande riguarda la convinzione che la fotografia siatout courtun documento della realtà, un testo che per principio si ritiene veridico.
Se solo ci si limitasse a giudicare gli apparecchi fotografici per quel che invece essenzialmente sono, vale a dire trappole, strumenti che catturano emissioni luminose, si riuscirebbe a convenire facilmente che ogni fotografia contiene un alto grado di interpretazione. Tanto più se si chiarisce che questi processi di cattura sono soggetti a infinite variabili che incidono notevolmente sulla loro traduzione in immagine. Per Andrea Guastavino la fotografia è Racconto di luce.È memoria della visione e come ogni memoria è, per definizione, imprecisa, imperfetta. Frutto di un passaggio dal setaccio sentimentale, dal filtro incerto dei sensi.

Leone Gualtieri

Il Padiglione Utopico risponde con efficacia all’augurio di sopravvivere a
tempi di incertezza e disordine grazie a un aumento e miglioramento della
creatività 

Scritto da Maria Rossetti

Riprendendo il concetto originario di utopia, riferito al paese o al luogo che non
esiste ma che si vorrebbe esistesse, ovvero l’isola Utopia di Thomas More, il
Padiglione Utopico nasce in una vetrina della Giudecca.
Parafrasando Andrea Guastavino, l’artista ideatore di questa utopia, il Padiglione
si contrappone all’interpretazione più commerciale del tema della 58ma
Biennale. Se la risposta alle crisi dei tempi interessanti e’ la globalizzazione
meccanica e automatica, che mette a rischio l’identità dell’individuo, il
Padiglione Utopico ripropone l’umanesimo e il riequilibrio dei rapporti
dell’uomo con la natura.
Il Padiglione Utopico riscopre il ruolo della Biennale dell’Arte come richiamo
della comunità intellettuale, oltre che del pubblico vasto. Il richiamo si riferisce
alle responsabilità di filosofi, scienziati in senso ampio e artisti nel professare il
proprio stesso umanesimo.
Andrea Guastavino, ossia il curatore Andrej Isolato, fa appello anche agli esuli di
questo paese utopico, perchè tornino a ripopolarlo.
L’intenzione dell’artista-curatore e’ che il Padiglione Utopico sia un progetto
continuo, e il centro per un dialogo tra artisti e ricercatori di qualsiasi disciplina.
Il concetto di utopia perde I connotati esculsivamente socio-politici e abbraccia
anche quelli estetici, che prenderanno forma durante lo svolgimento del progetto
e la vita di questo paese immaginario e umanistico.
Resta l’ideale del ruolo dell’arte nell’incubare e attivare progetti socio-culturali,
che abbiano, idealmente, un impatto anche politico ed economico, mirato alla
salvaguardia del pianeta.
Molte sono già le proposte seminali di dialogo interdisciplinare: dall’Umanesimo
da ri contestualizzare, all’esistenzialismo di Sartre, alla satira politica, all’
anarchismo collettivo/opposizione all’imperialismo di Bakunin, che lascia aperta
una delle tante domande utopiche: quale sarebbe stato il corso della storia se
l’anarchismo avesse prevalso sul comunismo marxiano?
Il parallelo con Thomas More, consigliere –infine condannato a morte- di Enrico
VIII, il primo ad attuare il distacco dal resto dell’Europa, sembra evidentemente
attuale.

Il Padiglione Utopico accoglierà esuli e non, dal 12 maggio alle 6.30, con
presentazione l’8 maggio alle 4.30.
www.utopianpavilion.space

VIAGGIO DENTRO L’UTOPIA
scritto da Leonardo Corsi 

“Domenica 5 maggio. Fuori un pomeriggio piovoso e freddo. Riparo in un caffè. Peggy e Guasta sono in viaggio per Venezia, inseguono un sogno. Fujico li attende. La strada di Guastavino è fatta di acidi e vecchie foto, di tecnica e idee, di sofferenza, di gioia, di amore e disperazione, di sangue e perfino di merda. Vi è tutto l’impeto delle emozioni nell’Utopia. Annoto poche righe: un sogno può contagiarti, e così pure è contagioso il coraggio.
Sostiene Kant: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. Esattamente a metà strada tra l’anima e le stelle si trova l’Utopia, ma per provare a raggiungerla non basta la ragione cara a Cartesio, serve qualcosa di diverso, serve il coraggio. Il cuore di Guasta ribolle di audacia. È quella un po’ folle di chi rinuncia a tutto pur di inseguire i sogni.
Utopia si trova lì, non è la meta bensì il percorso. È Itaca. 
Bisogna entrare dentro la caverna del proprio animo, sfidare le paure stesse, restarne a volte intrappolati, avere niente più da perdere, lasciarsi andare ai sensi.
Soltanto allora sarà chiaro che l’Utopia è il solo luogo reale di questo folle mondo: un non-luogo correttamente: uno stato d’animo: essenza.”

EN ESTA PRESTIGIOSA OCACION PRESENTAMOS, LA ESPOCICION NUMERO 58 “ ARTE INTERNACIONAL VENEZIA “

UTOPIAN PAVILION – ISLA UTOPICA
CURADOR ANDREJ ISOLATO

PAVILION UTOPICO ES UN PAVILON NACIONAL DEL “ ESTADO DE SER “
EL PAVILION UTOPICO NACE EN RESPUESTA DEL VERDADERO IMERANTE, PARA PROMOVER UNA VISION REAL, HUMANISTICA CON VALORES IDEALES QUE LA “UTOPIA “ REPRESENTA EN ESTE PERIODO DE INCERTIDUMBRE, CRISIS, Y DESORDEN.

THOMAS MORE SE IMAGINA UN LUGAR QUE NO EXISTE, DONDE SE PUEDA FOMAR Y CONSTRUIR UNA COMUNIDAD HUMANISTICA, EN CONTRAPOCICION RADICAL AL ESTADO QUE EXISTE ESTE LUGAR ‘NO LUGAR” ES HOY EN DIA MAS QUE NECESARIO EN EL PLANETA, ALOMEJOR LA RESUESTA MAS CONCRETA EN ESTE PERIODO INTERESANTE DE UNA HUMANIDAD GLOBALISADA, MERCANTILIZADA, DONDE EL HOMBRE A PERDIDO SU PROPIO PAPEL EN EL MUNDO Y LA RELACION CON LA NATURALEZA, Y CORRE ATURDIDO DESDE SU EGO HACIA LA SIMA COLECTIVA DE LA DISTOPIA.

EL PAVILION UTOPIA QUIERE ACTUAR DURANTE LA ESPOCICION INTERNACIONAL NUMERO 58 DEL BIENNALE DE ARTE VENEZIA COMO UN LUGAR DE ENCUENTRO EN EL ‘NO LUGAR’ UNA ESPECIE DE ‘LLAMADA A LAS ARTES ‘ A LAS COMUNIDADES DE ARTISTAS, CIENTIFICOS, FILOSOFOS, EXILIADOS DE UNA PATRIA IDEAL QUE SIENTE LA NECESIDAD DE SONAR Y CREAR OTRO MUNDO.

LA REPRESENTACION DE UTOPIA EN SUS FACES INFINITAS DE ETICA-ESTETICA, FILOSOFICAS POLITICAS, Y EL TENTATIVO DE PARTE DEL ARTISTA DE RECIVIR INTUIRLA EN SUS INVESTIGACIONES INFINITAS SERA EL ALAMBRE DE ALEACION DE LOS ARTITSTA CONVOCADOS A ESTA PARTICIPACION Y MUESTRA NO SOLO DE EXPOSICION. EL PAVILLON UTOPICO NACE DE LA CONVICCION QUE EL DIALOGO ES CULTURA, ENTRE VARIAS EXPERIENCIAS INTERDISCIPLINARIO, QUE DARAN VIDA A UN MOVIMIENTO DE PENSAR Y A UNA RUTA QUE SE DESARROLLA EN PROGECTOS ARTISTICOS Y SOCIALES, QUE PUEDEN CONCRETAMENTE CONTRIBUIR A CAMBIAR LOS PARADOJOS CULTURALES Y ECONOMICOS DE NUESTRO PLANETA.

“SOLO BUSCANDO LO IMPOSIBLE, EL HOMBRE ENCUENTRA LO POSIBLE “
M. BAKUNIN